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Philosophy, Art, world and controversies.
 
 











"Un filosofo: un filosofo è un uomo che costantemente vive, vede, sente, intuisce, spera, sogna cose straordinarie; che viene colpito dai suoi propri pensieri come se venissero dall'esterno, da sopra e da sotto, come dalla sua specie di avvenimenti e di fulmini; che forse è lui stesso un temporale gravido di nuovi fulmini; un uomo fatale, intorno al quale sempre rimbomba e rumoreggia e si spalancano abissi e aleggia un'aria sinistra. Un filosofo: ahimè, un essere che spesso fugge da se stesso, ha paura di se stesso - ma che è troppo curioso per non "tornare a se stesso" ogni volta."

W.F. Nietzsche, Al di là del bene e del male, 1886, 292
6 luglio 2007
La risposta...



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4 luglio 2007
Per trovarti

Si,
al di là della gente
ti cerco.

Non nel tuo nome, se lo dicono,
non nella tua immagine, se la dipingono.

Al di là, più in là, più oltre.

Al di là di te ti cerco.
Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.

Al di là, ancora, più oltre
di me ti cerco.

Non sei
ciò che io sento di te.

Non sei
ciò che mi sta palpitando
con sangue mio nelle vene,
e non è me.

Al di là,

più oltre
ti cerco.

E per trovarti, cessare di vivere in te
e negli altri.

Vivere ormai al di là di tutto,
sull'altra sponda di tutto,

per trovarti.



P.Salinas
  dalla raccolta La voce a te dovuta.



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4 luglio 2007
song.

I See Your Face Before...



In a world of glitter and glow
In a world of tinsel and show
The unreal from the real thing is hard to know
I discovered somebody who
Could be truly worthy and true
Yes, I met my ideal thing when I met you

I see your face before me
Crowding my every dream
There is your face before me
You are my only theme

It doesn't matter where you are
I can see how fair you are
I close my eyes and there you are
Always

If you could share the magic
Yes, if you could see me too
There would be nothing tragic
In all my dreams of you

Would that my love could haunt you so
Knowing I want you so
I can't erase your beautiful face before me



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3 luglio 2007
Una chicca: il filosofo B.H. Lévy parla degli Usa, intervistato da Giacomo Leso

Ventimila chilometri in auto, nel cuore dell'America. Quasi un anno d'inchiesta alla conquista dell'identità americana. Alla scoperta di questa nazione tanto criticata in Europa per le sue guerre e la sua arroganza. Un viaggio per conoscere meglio gli americani e per poterli quindi, eventualmente, amare. Questa è l'esperienza vissuta, dal luglio 2004 all'aprile 2005, dal "nouveau philosophe" francese Bernard- Henri Lévy, e raccontata nel libro "American Vertigo", presto in uscita in Italia da Rizzoli. Oltre ai chilometri, Lévy digerisce gli incontri di personaggi illustri e di illustri sconosciuti. Da quelli delle megalopoli a quelli dei deserti. Ci riceve, camicia bianca a collo aperto e giacca nera come al suo solito, nel suo immenso appartamento del Boulevard Saint-Germain, in una pausa caffè fra un ritorno da Tolosa e un Eurostar per Londra. Oltre al suo sogno americano racconta, in questa intervista a "L'espresso", i suoi pensieri sulla politica francese ed europea, sul "fascislamismo" (il termine l'ha inventato lui), sui limiti che gli americani riconoscono ormai al "comunitarismo" (ovvero la semplificazione della nazione in un insieme di più comunità di diverso tipo - etnica, sociale, religiosa, sessuale - piuttosto che come somma di diversi individui), quando gli europei vorrebbero a volte importarlo.

Bernard-Henri Lévy, nel suo"American Vertigo", lei spiega l'America come l'ha vista. Ci dica veramente com'è andata: è stato BHL a conquistare l'America o è l'America che ha conquistato BHL?
«L'America mi ha conquistato da tanto tempo. Sono culturalmente figlio dell'America, della sua letteratura, del suo cinema, della sua musica». Nel 1831 un altro francese, Alexis de Tocqueville, scriveva "La democrazia in America". La stampa americana lo ha evocato nelle critiche sul suo testo. Come si pone rispetto a questo precedente celebre? «Con molta modestia. Il suo è un testo immenso, un capolavoro assoluto del reportage e della scienza politica. Trovo il paragone schiacciante. Vedremo fra 170 anni».

Ci faccia uno schizzo della sua America.
«Non posso. Gli scrittori non sanno dire le cose in altro modo. Quando si scrive si esce dalla propria lingua naturale per inventarne un'altra. Sarebbe impossibile riassumere 500 pagine in poche frasi».

Che tipo di esperienza è stata questo viaggio? Che cosa le è rimasto?
«Ho scoperto una faccia oscura dell'America che non conoscevo. Ho scoperto una certa verità. Ma questa verità me l'ha resa più fragile, più vulnerabile, più colpevole, ma anche più cara. È un paradosso, ma è così. È come quando si conosce qualcuno molto bene con i suoi difetti e le sue qualità».

Lei dice che l'America ha lezioni da darci. Quali sono le principali?
«La principale lezione che ci dà è nella definizione dell'essenza della nazione. Che cos'è una nazione quando è fatta di diverse comunità di persone che arrivano da ogni posto del mondo? Spesso non parlano la stessa lingua e quando la parlano non hanno lo stesso accento. Non hanno una memoria condivisa, ma origini italiane, polacche, europee o d'altrove che sono lì, a distanza di poche generazioni. Eppure, nonostante tutto, formano una comunità nazionale e comunicano in un sentimento patriottico. Per un francese è incredibile. La Francia crede nella religione nazionale che è quella della nazione organica, delle radici che affondano nel suolo della memoria, dei morti, della razza. Io odio questa concezione ed è forse per questo che provo un sentimento di libertà incredibile quando sono in America».

E lei, che cosa ha voluto insegnare agli americani?
«Bisognerebbe chiederlo a loro. Credo che l'idea di partenza del magazine americano "Atlantic Monthly", quando mi ha commissionato il reportage all'origine del libro, fosse questa: quando un paese è in crisi, come l'America lo è oggi, deve potersi guardare con occhi stranieri. Ho guardato e ho trovato un'America ancor più che in crisi. Vive un momento di vertigine narcisistica assoluta. Credo che tutti possano imparare da uno sguardo straniero, critico e amichevole».



permalink | inviato da Aestetica il 3/7/2007 alle 14:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
3 luglio 2007
Dal Corriere:


LONDRA – La nascita di un figlio cambia molte dinamiche all’interno della coppia, ma spesso si pensa che la persona più colpita dall’arrivo del pargolo sia la mamma (depressione post-parto, iperattività, etc.). Un nuovo trend, che ha appena sfondato in Gran Bretagna, importato come tanti dall’America, ha invece rivelato delle «patologie» che colpiscono solo la figura neo-paterna, trasformando un normale papà in un «control freak».
SUPER PAPÁ - Il fenomeno riguarda l’«alpha dad» (padre alpha), una figura sempre più problematica ma centrale nel panorama delle eguali opportunità delle coppie moderne e a cui il Times ha dedicato martedì un ampio servizio. L’alpha dad nasce come fenomeno Usa, dove viene chiamato con un nome più crudele ma forse più preciso: «momblocker» (letteralmente: bloccatore materno). Il momblocker – recentemente preso di mira anche dal NY Times Magazine - è un padre che si trasforma in un super-papà, iper-dominante e dittatoriale, che ama avere totale controllo sul nucleo famigliare e si rifiuta di delegare anche la più piccola decisione riguardante il proprio pargolo alla di lui mamma. Il momblocker sa tutto sulle pappe, sulle routine e gli orari del bebè, sui pannolini (taglie, marche) e il latte in polvere (se la mamma, orrore, non potesse allattare). L’alpha dad controlla tutto, nulla sfugge alla sua supervisione ed è lui che decide quando e dove andare in vacanza in base alle esigenze del neonato, che lui crede di conoscere meglio di qualsiasi altro. Lui lo cambia, gli fa il bagnetto e lo mette a letto e, se il bebè strilla, è lui che batte la moglie nella corsa alla culla per consolarlo.
FRUSTRATE - Molte donne sognerebbero un marito così, ma quelle che ce l’hanno (e il gruppo è crescente) si sentono depresse, emarginate, comandate a bacchetta e incapaci di avere un rapporto soddisfacente con il proprio piccolo. In molti casi, soprattutto in Inghilterra, l’alpha dad può arrivare a livelli tali di coinvolgimento con la prole da decidere di lasciare il lavoro per diventare uno SAH-Dad (stay-at-home Dad) ovvero un casalingo, spedendo la moglie tutti i giorni in ufficio e lontano dal territorio materno disputato. Questo tipo di padre è il più pericoloso, in quanto quello che sogna, in realtà, è di diventare un «mammo» ed è raro che un rapporto di coppia si salvi in questi casi più estremi. Nella maggioranza dei casi, invece, l’alpha dad è un professionista ben pagato, colto e intelligente, che domina la moglie e il figlio con costanti telefonate tra una riunione e l’altra. Quello che spesso succede a questi «control freaks» è che si esauriscono da soli (spesso con una specie di crollo fisico) e poi tutto torna alla normalità. Fino all’arrivo del secondo bebè.



permalink | inviato da Aestetica il 3/7/2007 alle 14:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
29 giugno 2007
Prostituzione alimentare...

."..Le femmine incinte, o con i piccoli, difficilmente riuscivano a partecipare alla caccia cosicché venne a crearsi naturalmente una separazione dei compiti. Solo le femmine senza piccoli e i maschi andavano a caccia, le altre femmine rimanevano in luoghi ritenuti tranquilli e sicuri e raccoglievano probabilmente bacche e frutti. A poco a poco le femmine devono aver perduto l’allenamento alla caccia, con il conseguente accumulo di differenze sessuali.
Questo deve essere stato il primo stadio verso la divisione dei compiti fra sessi nell’ambito dei nostri più antichi antenati e probabilmente ha influito sull’evoluzione dell’organizzazione sociale e delle caratteristiche fisiche di tutta l’umanità successiva. Sempre in quel momento si deve essere manifestata la necessità di una vocalizzazione organizzata (linguaggio), come mezzo di coesione fra gli individui durante le battute di caccia.

La separazione dei compiti deve aver portato importanti conseguenze anche nelle abitudini sessuali. Infatti, quando i maschi tornavano con la preda, le femmine non favorite, che sarebbero rimaste escluse o quasi dall’accesso al cibo o che ne vedevano esclusi i loro piccoli, dovevano cercare con grande insistenza di attirare l’attenzione sessuale dei maschi apportatori di cacciagione in modo da approfittarne per sottrarre cibo per sé e per i propri piccoli.

Questa ‘prostituzione alimentare’ (come la ricerca da parte dei maschi di manifestazioni di gratitudine per il successo della caccia) fu l’inizio della maggiore disponibilità di queste femmine all’accoppiamento al di fuori del solo periodo dell’estro. In queste comunità infatti solo alcune femmine del gruppo dovevano essere in estro e quindi in grado di accettare propriamente il rapporto sessuale. Poco alla volta le femmine di questi nostri antenati devono aver incominciato ad accettare il rapporto sessuale anche in periodi non di vero estro, il che ha condotto alla recettività pressoché costante da parte della femmina umana, a differenza delle altre specie di Primati, con un vantaggio notevole per la socialità ma anche per l’incremento della fertilità.
La maggiore recettività da parte della femmina deve aver reso possibile una maggiore coesione del gruppo, ma deve essere anche alla base della costituzione della coppia fissa e quindi della famiglia, il cui vantaggio selettivo è certamente rappresentato dal migliore allevamento della prole, che, nella nostra specie, è inetta per molti anni dopo la nascita."












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28 giugno 2007
La bottega di Filosofia
"Sono un visionario vedo quello che non c'è
sogno una macchina che
riavvolge il tempo ....

Oggi chiamano Filosofi se stessi
gli insegnanti di filosofia...
io vedo chiaramente quello che ho intorno
vedo senza aiuto...
e meglio senza occhiali.

Guardate ragazzi il meridione della terra !
l'antartide che oggi ci sovrasta ...
lo stomaco del mondo è capovolto
come un sacco ci sventola sulla testa ...

sono un visionario filosofo di bottega
che osserva e se ne frega in fondo
perchè vede e soprattutto non ricorda
vede e soprattutto non ricorda.......

Io me li ricordo i fatti e le parole
l'odore del desiderio delle belle da marito
le corse in macchina per Genova di pietra....

Il suono delle promesse,
 la luce dentro gli occhi ...
e quello che non ricordo non lo vedo
come non c'è confine fra i deserti
nuoto dentro un lago di montagna
e ascolto tutti ...
come da una radio calma
di onde d'acqua.

Sono un visionario vedo quello che non c'è
sogno una macchina
che riavvolge il tempo...

Abbiamo tutti un amico che non parla
oppure non capisce o non ci sente
al mio leggo i giornali qualche volta
nelle domeniche di sole a tradimento

Sono un borghese visionario
lui un rivoluzionario cieco
io un servo sciocco
lui uno che intreccia il vento
e non sappiamo che rivoluzione fare
e allora rimando ragazzi e insegno a rimandare...

Oggi chiamano astrologi se stessi
i pasticcioni di numerologia !
voi vedete bene e chiaro e fate e dite
eppure vi conviene non capire...

è che siete fottuti e felici titolari
di una bottega di filosofia come la mia
come la mia....."



I.Fossati




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23 giugno 2007
tant'è...
                                         Vittoria



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23 giugno 2007
Il comune di Palermo non finanzierà il Genio





ll Genio di Palermo, la nota manifestazione di arte contemporanea, non verrà finanziata dal Comune di Palermo e non potrà essere realizzata entro i tempi previsti. La manifestazione avrebbe dovuto inaugurarsi, per la sua settima edizione, nel mese di settembre. Per il 2007 erano stati attivati quattro partenariati con le città di Siviglia, Londra, Torino e Vienna, coinvolti sessanta giovani artisti palermitani per la sezione “Spazi aperti” e per i workshop internazionali. Durante le selezioni sono stati visionati i lavori di circa 130 artisti e sono stati scelti tre artisti spagnoli dal Centro de Arte Contemporaneo . Il progetto della settima edizione coinvolge più di 300 persone. La manifestazione è una delle poche, qui a Palermo, che si apra al panorama internazionale dell’arte e costituisca un vero e proprio punto di riferimento per gli artisti palermitani. «Ci si augura adesso - afferma la curatrice della manifestazione Eva di Stefano - che l’amministrazione dichiari la volontà di un impegno futuro per il Genio di Palermo, finanziandone almeno la parte progettuale, in modo da poterlo organizzare per il 2008». Ci auguriamo davvero che l’amministrazione comunale voglia interessarsi fattivamente, non soltanto a parole, nel sostenere una delle manifestazioni centrali del panorama culturale palermitano.

Giulia Scalia.
(www.balarm.it)


                                    

                                          




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22 giugno 2007
Quote of the day.
conoscenza.jpg
"C'è un solo bene: il sapere. E un solo male: l'ignoranza."
 Socrate





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22 giugno 2007
Si parla di..
immagine notizia Sarà “sapere” la parola chiave della settima edizione del Festival filosofia, in programma a Modena, Carpi e Sassuolo da venerdì 14 a domenica 16 settembre 2007. Lo ha annunciato oggi Roberto Franchini, presidente del Comitato promotore della manifestazione, composto da Fondazione Collegio San Carlo, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Comuni di Modena, Carpi e Sassuolo, Provincia e Regione Emilia-Romagna.
La sesta edizione del Festival si conclude questa sera dopo tre giorni di lezioni magistrali, mostre, concerti e iniziative per bambini, in tutto oltre 180 appuntamenti in 48 luoghi diversi delle tre città, oltre 40 dei quali al coperto.
Secondo le prime stime del pomeriggio, fornite dagli organizzatori dei principali appuntamenti nelle tre città, le presenze complessive, nonostante la pioggia, sono state oltre 100 mila, mentre in 42 giorni, cioè da quando è in linea il sito dell’edizione 2006, i visitatori sono stati 71 mila (la punta più alta è stata raggiunta venerdì 15 settembre, giornata inaugurale, con 5 mila 399). Le pagine consultate sono state complessivamente oltre 640 mila.
“Due giorni di pioggia ci hanno purtroppo costretto a rinunciare alle piazze, dove di solito si svolgono alcune lezioni magistrali, e ad attrezzare con maxi schermi o con collegamenti audio teatri e altre sale”, spiega Franchini. “Per fare fronte al maltempo sarà necessario che le città del Festival si organizzino, già dalla prossima edizione, con un numero maggiore di grandi spazi coperti e con servizi di trasporto pubblico anche serale, soprattutto il sabato sera, per consentire al pubblico del ‘Tiratardi’ di rientrare facilmente a casa o in albergo. Come negli anni precedenti – conclude il presidente del Comitato promotore – questa edizione del Festival ha confermato l’interesse di molte persone per temi e problemi di grande rilievo culturale e di significativo impatto civile.



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22 giugno 2007
Turista incauta...Laura hai ragione tu ("ingresso ai musei e citta d'arte a numero chiuso!")


FIRENZE - Un capolavoro del '600 napoletano, esposto nella sala del Verone degli Uffizi, è stato danneggiato da una donna che incautamente si è appoggiata all'opera d'arte, bucando la tela. L'opera in questione è di Salvator Rosa, è intitolata «Menzogna», ed è esposta nell'ambito della mostra «Filosofico amore e meravigliosa speditezza, la pittura napoletana del Seicento dalle collezioni medicee», inaugurata a Firenze il 19 giugno.

LA DINAMICA - Ad accorgersi del terribile danno è stato il personale di vigilanza del museo che ha notato il buco circolare e ha immediatamente allertato i carabinieri. Gli agenti hanno analizzato le registrazioni a circuito chiuso degli Uffizi e hanno svelato il mistero: «Le immagini - spiega la nota dell'Arma - hanno chiaramente messo in luce che una turista, nelle prime ore di apertura del Museo, si appoggiava incautamente sulla tela menzionata, fatto che plausibilmente escluderebbe le ipotesi di dolo».



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22 giugno 2007
Montezemolo attacca il sindacato



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21 giugno 2007
Quando si dice toccare il fondo...Beautiful choc!

Le diaboliche menti degli sceneggiatori di Beautiful — storica soap che da vent’anni racconta a oltre 300 milioni di telespettatori in tutto il mondo (viene trasmessa in 92 Paesi) le vicende della tormentata famiglia Forrester — questa volta hanno davvero stupito tutti. Un coup de théâtre da lasciare senza parole sta infiammando l e puntate americane (avanti di sei mesi circa rispetto a quelle italiane), tanto che nei forum dedicati alla soap ormai non si parla d’altro: i fan club sono in subbuglio da giorni è c’è anche chi ha aperto delle chat per provare a capacitarsi di ciò che sta accadendo sulle dorate colline di Los Angeles, patria di Ridge e compagnia bella. Taylor (Hunter Tylo) è incinta.
Fino a qui niente di strano. O quasi visto che, considerando l’età di Thomas, suo primogenito, la rediviva (era morta ma poi è «resuscitata» dopo anni) dovrebbe avere più o meno sessant’anni. Tant’è. L’età non èmai stato un problema per Beautiful, con bambini che nel giro di pochi mesi diventano adulti pronti a iniziare il loro iter di matrimoni e divorzi e, di contro, con i volti storici imbrigliati in una sorta di non-luogo dove il tempo non scorre mai. Taylor è incinta, dunque, ma per esserlo—non potendosi più spacciare propriamente per una ragazzina — ha dovuto ricorrere alla fecondazione assistita: uno dei rari riferimenti concreti all’attualità. Lo ha fatto con il suo nuovo marito, Nick Marone (Jack Wagner), marinaio diventato in pochi mesi presidente di una multinazionale nonché ex consorte dell’odiata Brooke (Katherine Kelly Lang) che nel frattempo, nella stessa clinica, ha deciso di scoprire se è ancora in grado di concepire.



corriere.it



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21 giugno 2007
Un sorriso.
Nella serietà non puoi mai essere libero...
nella serietà sarai sempre perseguitato dall'ansia.
nella serietà hai sempre paura che qualcosa possa andare storto.
Con me niente può andare storto perché non c'è niente che sia dritto...

Se c'è qualcosa di dritto, allora qualcosa può andare storto;
se non c'è niente di dritto, niente può andare storto.
Questo è il significato del concetto orientale di "leela", gioco.
Sei stato un po' troppo serio di recente, seriamente...
è tempo di lasciar perdere!

Fatti una bella risata e metti da parte i tuoi bei piani.
Davvero non ne hai bisogno.
Ciò che dovrà accadere accadrà e tu hai una scelta:
andarci insieme o andarci contro.


M.O.



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16 giugno 2007
Palermo vista dalla luna.
Il regista tedesco, ospite a Palazzo Comitini, ha annunciato che “Palermo Story” sarà il titolo del suo prossimo film.
Wim Wenders (foto Tullio Puglia)
Wim Wenders (foto Tullio Puglia) 
A vederlo di presenza, con la sua aria di eterno giovanotto aristocratico, sembra che per lui il tempo si sia fermato. E invece sono passati più di trent’anni da quando Wim Wenders, insieme agli altri autori del Nuovo Cinema Tedesco, regalò al proprio pubblico una serie di memorabili film divenuti presto dei cult di riferimento per quella generazione e per le successive. A differenza dei folgoranti ed eversivi kammerspiel di Fassbinder e delle oniriche incursioni nel mito compiute da Herzog, le opere di questo geniale cinefilo che volle farsi filmmaker sono soprattutto delle meditate esplorazioni di luoghi, identità e prospettive di futuro, alla ricerca di quel che rimane dell’uomo e del suo bisogno di conoscenza, delle sue pulsioni come delle ataviche e rinnovate sue paure. Entrare nel mondo di Wenders significa imparare a seguirlo lungo le rotte dei suoi “falsi movimenti”, dei suoi viaggi interiori durante i quali è possibile rintracciare i paesaggi eletti del cinema classico (magari quelli del suo amato Nicholas Ray) unitamente agli scenari trasfigurati di un presente degradato. La sorpresa è che, oggi, dopo tante escursioni al termine del mondo, fra le città da raccontare ci sarà presto per lui anche la nostra Palermo. L’annuncio del nuovo progetto cinematografico di Wenders è stato dato lo scorso 11 maggio, nella preziosa cornice di Palazzo Comitini, alla presenza del Presidente della Provincia Francesco Musotto e dell’assessore al Turismo Salvatore Sammartano. Non sappiamo se “Palermo Story” sia solamente un titolo provvisorio che perentoriamente rimanda al suggestivo sconfinamento nello spaziotempo di Lisbona, la wendersiana storia di qualche anno fa.


da RosalioBlog



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13 giugno 2007
Quote of the day.
Si possono dire solo poche cose sulla filosofia. Anziché spiegare lungamente quale sia la sua essenza, ci limitiamo a dire che cosa faccia parte del filosofare: che il filosofo si riserva la possibilità di sbagliare. Questo coraggio dell’errore non significa solo che egli abbia il coraggio di sopportarlo, ma molto di più: il coraggio di ammetterlo, questo coraggio è cioè quello dell’intimo sacrificio del proprio se stesso nella capacità di ascoltare e imparare, il coraggio del dibattito positivo.

(M. Heidegger, Logica. Il problema della verità, Introduzione)



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13 giugno 2007
LA POLITICA DEI NUOVI DI FUORI E VECCHI DI DENTRO.
Dilaga un inutile dibattito sulla politica italiana. Dibattito sul perchè i cittadini non la sopportino più, perchè se ne disinteressano, perchè i giovani la sfuggono. Quante domande? Ci vuol proprio tanto per capire? E' scritto sulle facce di chi fa politica in questo paese. Gente vecchia, gente stanca, gente consumata, gente vista e rivista, gente svogliata. Gente che fa finta di fare politica, ma che si muove al di sotto di ogni minima soglia di accettazione da parte dei cittadini. Che non dice mai nulla di nuovo. Che litiga per una legge elettorale da fare. Perchè uno la vuole buona a far sparire i piccoli. I piccoli la voglion buona a ricattare i grandi. Per esempio. E nel frattempo nasce un solo partito nel centrosinistra per modernizzare questa politica. Ma, allo stesso, tempo, chi se ne va pensa di farne un altro di partito, anche perchè di mezzo ci sono fondi, sovvenzioni, gruppi, intergruppi, finanziamenti.
Quando li guardi e parli con loro e spieghi che non si capisce davvero perché mai l'Italia sia il paese della gerontopolitica, mentre altrove si passa rapidamente da Aznar a Zapatero, oppure si assiste a sfide stile Sarko-Royal, oppure Blair va in pensione e la Merkel governa la Germania, loro ti rispondono che non è un problema anagrafico. In sostanza, spiegano, in Italia ci sono anche sessantenni che hanno ottime idee. Già. Forse. Il problema è che ci sono pessimi quarantenni che hanno idee vecchie, più vecchie dei loro maestri. E' anche un problema anagrafico. E di testa. Povera Italia. Perchè mai la politica sarà in crisi? Ma quale?


Andrea Lodato
http://blog.lasiciliaweb.com/alodato/



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12 giugno 2007
In preparazione: Il Genio di Palermo.
E' in corso di organizzazione la settima edizione de Il Genio di Palermo, la manifestazione dedicata ai giovani artisti palermitani promossa dal Comune di Palermo, diretta da Eva di Stefano e organizzata da Sintesi Cultura.
Trentadue artisti under 35, selezionati da Daniela Bigi, Marina Giordano e Maria Antonietta Malleo, apriranno i loro studi proponendo un articolato itinerario nel centro storico della città e nella multiforme creatività di Palermo. Una giuria internazionale, della quale fanno parte direttori di musei, critici ed esperti, oltre a valutare le opere, sceglierà anche, tra i progetti che gli artisti hanno il compito di ideare per la città di Palermo, quello piu' interessante e innovativo che riceverà in premio i fondi per la realizzazione.
Anche quest'anno il Genio di Palermo darà modo di conoscere una generazione di artisti emergenti, che esprimono il proprio ingegno e le proprie motivazioni utilizzando diversi linguaggi, dalla fotografia alla pittura, dal video alle installazioni. I trentadue artisti verranno selezionati tra circa 250 candidati.
Curati da Ida Parlavecchio ed Emilia Valenza e rivolti a giovani artisti che operino a Palermo, i workshop saranno tenuti dall'Atelier Van Lieshout e da John Bock, due delle realtà piu' innovative e affermate della scena artistica internazionale.
Lo staff curatoriale e' composto da Daniela Bigi, Marina Giordano e Maria Antonietta Malleo.


...Una breve storia:

Il Genio di Palermo e' nato nel 1998 da un'idea di Eva di Stefano, che lo dirige tuttora con il coinvolgimento della struttura di produzione Sintesi Cultura e con il fondamentale sostegno finanziario del Comune di Palermo. Lo scopo principale della manifestazione e' quello di dare visibilità agli artisti che vivono e lavorano a Palermo, fornire loro una possibilità di verifica e confronto e trasformare la città in un grande laboratorio d'arte da percorrere alla scoperta di nuovi possibili scenari visivi, insediati tra palazzi in rovina, botteghe, cortili, abitazioni e scantinati, lungo un suggestivo percorso nel centro storico.
Anche quest'anno il Genio darà modo di conoscere una generazione di artisti emergenti, che esprimono il proprio ingegno e le proprie motivazioni utilizzando diversi linguaggi, dalla fotografia alla pittura, dal video alle installazioni. Gli -studi- degli artisti, disseminati nel centro storico di Palermo, che per l'occasione si trasforma in un movimentato -cantiere delle arti-, sono in gran parte appartamenti privati e luoghi per lo piu' sconosciuti o appena restaurati, oltre ad alcune gallerie che hanno a piu' riprese lavorato con artisti giovani o che si sono appena affacciate sulla scena.

La giuria e' composta da:
Eva di Stefano, direttore artistico de -Il Genio di Palermo-, docente di Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Università di Palermo; Lóránd Hegyi, direttore del Muse'e d'Art Moderne di St. Etienne (Francia) e del Palazzo dell'Arte di Napoli; Jose' Lebrero Stals, direttore del Centro Andaluz de Arte Contemporáneo di Siviglia;
Gianfranco Maraniello, direttore della Galleria d'Arte Moderna e del Museo Morandi di Bologna; Gil Presti, gallerista, direttore di Sutton Lane Gallery, Londra;
con la partecipazione di Thomas Peutz, direttore di Smart Project Space di Amsterdam.



permalink | inviato da Aestetica il 12/6/2007 alle 20:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
12 giugno 2007
Se lo Stato è una casalinga...
Non dovremmo cominciare a pensare forse che 100 dirigenti per l'azienda-Italia sono pochi, e piuttosto che invocarne meno, dovremmo preoccuparci che fossero bravi? Ovunque si moltiplicano le responsabilità. Soltanto al governo, si pensa a diminuirle; ci si preoccupa delle auto blu e dei biglietti dei treni e non delle teste. Quando l'industria trova una persona di valore, tende a pagarla molto. Quale ministro guadagna quanto Luca di Montezemolo? E perché Luca dovrebbe andare al governo per guadagnare 8mila euro al mese, invece che 800mila? Alcuni episodi vanno ricordati anche per posti di grande responsabilità statale non governativa. Paolo Mieli rifiutò la nomina a Presidente della Rai perché il compenso era molto inferiore a quello di amministratore delegato Rcs. Però poi accettò di ritornare a fare il direttore del Corriere. Venale? No. Semplicemente convinto del proprio valore e della conseguente difesa dell'equo salario.
Misurandolo sullo stipendio, un ministro vale, appunto un centesimo del presidente di Confindustria. Perché? Il ministro degli Esteri o degli Interni sono meno importanti? Ed è una coincidenza che vada Petruccioli alla Rai migliorando lo stipendio di parlamentare, che avrebbe invece peggiorato quello di dirigente della Rizzoli?
È logico che il Presidente di Mediaset guadagni dieci volte di più del Presidente del Consiglio? Queste contraddizioni derivano dal fatto che nella comune considerazione, si pensa che il politico, e quindi anche il ministro, non faccia nulla di utile e nulla di buono. E, per quanto poco sia pagato, sia sempre troppo. L'opposto di quello che si pensa, e si fa, nell'impresa, dove chi lavora bene è pagato meglio. Prodi, per compensare l'errore di aver fatto troppi ministri, non ne difende le capacità, applicate ai mille (non cento) interessi dello Stato ma conclude: «Abbiamo ridotto le spese e costiamo il 30 per cento in meno». Più che un Presidente del Consiglio, sembra una casalinga. D'altra parte, il Corriere 
è con lui. I problemi della Sardegna si misurano sulla spesa per le auto blu, non sulle soluzioni di assessori intelligenti e capaci. Il presidente del consiglio regionale Giacomo Spissu è intervistato su questa importante materia: nel bilancio 2007 sono previsti 210mila euro per il parco macchine, 7, la maggior parte Lancia: «110mila sono per manutenzioni, riparazioni, assicurazioni e noleggi, esattamente quanto era indicato nel bilancio 2006. Altri 100mila euro sono previsti per l'acquisto di due nuove auto. Già nel 2004 erano disponibili 75mila euro per rinnovare il parco auto, ma si è preferito non spenderli». È una notizia questa? È con queste clamorose denunce che si restituisce dignità alla Pubblica amministrazione? La Confindustria, che non è la Regione Sardegna, come si regola con il parco macchine? E il Corriere della Sera? Intanto abbiamo due rassicurazioni: Renato Soru, ricco di suo, garantisce che, anche per servizio come governatore della Sardegna, usa quasi sempre la sua auto privata. Silvio Sircana, portavoce del Presidente del Consiglio, si avvia, verso sera, alla ricerca di travestiti, rigorosamente con la propria auto. Così lo Stato, e non solo lo Stato, ci risolleva.


Vittorio Sgarbi.
(sul Corriere della Sera.)



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11 giugno 2007
Passione.


"Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino:
noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana,
e la razza umana è piena di passione.
Medicina, legge, economia, ingegneria,
sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento:
ma la poesia, la bellezza,
il romanticismo, l'amore....
 sono queste le cose
che ci tengono in vita!
Citando Walt Whitmann:
- O me o vita, domande come questa mi perseguitano,
infiniti cortei di infedeli, città gremite di stolti,
che v'è di nuovo in tutto questo? O me o vita -
Risposta: che tu sei qui, che la vita esiste, e l'identità;
che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire
con un verso.

Quale sarà il tuo?"

[Da l'Attimo Fuggente]




ndr:
questo post è un ringraziamento,
e una  dedica per una
persona molto speciale...

Aestetica.




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11 giugno 2007
In pompa magna.

Niente prigione e festeggia con i due concerti a Wembley!
 George Michael riesce a evitare la prigione in UK, dove la Legge è meno severa in merito alla guida in stato alterato. Il cantante britannico non potrà guidare per due anni e dovrà scontare 100 ore di lavoro nei servizi sociali per aver guidato in condizioni di stanchezza e sotto effetto di farmaci. Lo ha deciso oggi il tribunale britannico sui fatti avvenuti lo scorso ottobre. Intanto George, che ha ringraziato i giudici e ha promesso che l'accaduto non si ripeterà più, ha festeggiato la libertà con due concerti sold out alla Wembley Arena di Londra questo weekend.


from MTV:IT



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10 giugno 2007
Brogli e co.

Dall'agenzia di stampa ADN Kronos del 8 giugno:

Palermo, 8 giu. - (Adnkronos) - 'Manca la firma sotto l'atto formale di proclamazione del sindaco Cammarata, che prima si e' autoeletto e poi si e' autoproclamato'. E' l'accusa di Leoluca Orlando, candidato a sindaco per l'Unione alle amministrative del 13 maggio a Palermo, che poche ore dopo la chiusura delle urne aveva parlato di 'brogli elettorali'.Orlando, che ha convocato una conferenza stampa in un albergo palermitano, ha sottolineato: 'Chiedo al prefetto di accertare se esiste a Palermo un atto formale di proclamazione a sindaco.


...E il video sui brogli: http://www.leolucaorlando.it/index.php?option=com_content&task=view&id=62&Itemid=1




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9 giugno 2007
They Always Come Out Ahead... Bet on It!

Ah, bliss, the gang’s all here, well, the guys anyway, looking fighting trim and Hollywood beautiful, at your disposable pleasure as well as mine. There’s George, of course, as in Mr. Clooney, lovely and lean and a touch more gray, smiling and gliding his way through the shimmer and gleam. Brad, henceforth known as Pitt the Elder, looks a wee tired around the eyes, like a baby-bottle warmer on 3 a.m. call, while Matt Damon looks handsomer, somehow more adult, now that he has a lucrative action franchise to call his own. The third time really is a charm.


from NYTIMES



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9 giugno 2007
SO CRUEL.
"We crossed the line
Who pushed who over?
It doesn't matter to you
It matters to me

We're cut adrift
We're still floating
I'm only hanging on
To watch you go down
My love

I disappeared in you
You disappeared from me
I gave you everything you ever wanted
It wasn't what you wanted

The men who love you, you hate the most
They pass through you like a ghost
They look for you, but your spirit is in the air
Baby, you're nowhere

Oh...love...
You say in love there are no rules
Oh...love...
Sweetheart,
You're so cruel

Desparation is a tender trap
It gets you every time
You put your lips to her lips
To stop the lie

Her skin is pale like God's only dove
Screams like an angel for your love
Then she makes you watch her from above
And you need her like a drug

Oh...love...
You say in love there are no rules
Oh...love...
Sweetheart,
You're so cruel

She wears my love like a see-through dress
Her lips say one thing
Her movements something else
Oh love, like a screaming flower
Love...dying every hour...love

You don't know if it's fear or desire
Danger the drug that takes you higher
Head in heaven, fingers in the mire

Her heart is racing, you can't keep up
The night is bleeding like a cut
Between the horses of love and lust
We are trampled underfoot

Oh...love... You say in love there are no rules
Oh...love...
Sweetheart,
You're so cruel

Oh...love...
To stay with you I'd be a fool
Sweetheart
You're so cruel."





U2.



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7 giugno 2007
Biennale al via.

La Fondazione la Biennale di Venezia, presieduta da Davide Croff, organizza la 52. Esposizione Internazionale d’Arte intitolata Pensa con i sensi - Senti con la mente. L’arte al presente, affidata alla cura di Robert Storr, primo direttore statunitense della storia ultracentenaria della rassegna più famosa del mondo, che aprirà al pubblico dal 10 giugno al 21 novembre 2007.

 La mostra centrale internazionale, allestita negli spazi delle Corderie e parte delle Artiglierie dell’Arsenale e nel Padiglione Italia ai Giardini, presenta un centinaio di artisti provenienti da tutto il mondo con opere, anche site specific, e nuove produzioni realizzate, in collaborazione con la Biennale di Venezia, per questa occasione espositiva.

 “Una mostra che guarda al futuro ma non al passato”, così la definisce Storr, sottolineando le linee-guida di una ampia ricognizione che lo ha portato a invitare artisti viventi e attivi e, nei rari casi in cui essi non lo siano per cause accidentali o premature, le loro opere testimoniano una vitalità che le rende più che mai attuali. “Questa mostra - spiega inoltre Robert Storr - non si basa su una proposta ideologica o teorica onnicomprensiva. Piuttosto si fonda su un atteggiamento di base nei confronti dell'arte, rivolto a supporre che le dicotomie analitiche tra il percettivo e il concettuale, tra pensiero e sentimento, piacere e dolore, intuizione e riflessione critica, troppo spesso oscurano o negano la presenza complessa di tutti questi fattori nella nostra esperienza del mondo, nonché la presenza di tutte queste dimensioni nell'arte che ne deriva. Ogni opera sarà lì a parlare per sé. Insieme, le corrispondenze tra le opere - che siano esse armoniose o dissonanti - solleciteranno l’attenzione del pubblico, io credo, verso la diversità di emozioni, materiali, temi e modi di coinvolgere il visitatore, che caratterizzano opere d'arte create in linguaggi diversi, e tutti, ciò nondimeno, coniugati al presente”.

 Il panorama internazionale è affiancato e arricchito dalle mostre dei 77 Paesi (numero record di questa edizione), che allestiscono proprie mostre anche nel centro storico cittadino, oltre che ai Giardini e all’Arsenale, dove ha trovato sede permanente dal 2006, in qualità di area di futuro sviluppo centrale degli spazi espositivi della Biennale, il nuovo Padiglione Italiano, che debutta quest’anno con una mostra a cura di Ida Gianelli, per la prima volta nella più grande e importante rassegna di arte contemporanea internazionale, costituendo una delle novità principali della 52. Esposizione della Biennale di Venezia.




from labiennale.it




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7 giugno 2007
Tre mesi a passo di lumaca!



Il sogno americano alla rovescia. Il mitico "coast to coast" trasformato in una strampalata avventura da avanspettacolo: al posto dell'Harley un Segway, il famoso aggeggio a due ruote che accelera dondolandosi. Da Seattle a Boston più di 5 mila chilometri in 100 giorni, attraverso l'America rurale, la neve, la pioggia, fast food e motel, le multe delle polizia e i motociclisti sbalorditi.
Si chiama "10 mph" (come la velocità massima del mezzo) ed è un documentario, ovviamente comico, girato da due trentenni, Hunter Weeks e Josh Caldwell, che fa il verso ai grandi classici del cinema a stelle e strisce. Il mito della libertà è incarnato dal Segway e dall'assurda traversata che i due giovani decidono di compiere per cambiare per sempre le loro vite.
Presentato un anno fa in diversi festival il film oggi prosegue la sua storia sul web dove è ormai diventato un vero e proprio tormentone. Le clip in rete mostrano l'incredibile viaggio nato per caso e durato più di tre mesi tra tempeste di neve, acrobatici incidenti e lo sguardo allibito degli automobilisti.




from: repubblica



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5 giugno 2007
Il bello di Piero.

<B>Il bello di Piero</B>

Arezzo ricostruisce il percorso artistico di Piero della Francesca nelle corti rinascimentali: capolavori del maestro e di Veneziano, Pisanello Leon Battista Alberti, Signorelli, Van der Weyden, Berruguete.



Due parole su Piero:
"Piero della Francesca e le corti italiane".
Nessun titolo più adatto per la mostra ad Arezzo (dal 31 marzo al 22 luglio).
Perché Piero lavorò per  i d'Este a Ferrara, i Malatesta a Rimini, il papa a Roma, i Montefeltro a Urbino.
Pittore per le corti fra le più ricche e raffinate d'Italia, ma non pittore di corte.
 Il primo contatto con una corte, quella della potente famiglia di Perugia,
gli fece subito capire che la "lenta sedimentazione delle sue idee pittoriche
gli avrebbe impedito di prestarsi alle molteplici richieste cui doveva far fronte un pittore cortigiano"(G.Dorfles).
Riaffermando un'assoluta autonomia di vita e di pensiero.
Onesto con se stesso non si sposò, ricoprì incarichi pubblici nel natale Borgo San Sepolcro
 quando glielo permettevano il lavoro e i viaggi di lavoro, snobbando le scadenze dei contratti, fortunato in una famiglia ricca, fino alla cecità degli ultimi anni.



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4 giugno 2007
Apre a San Diego l'hotel a luci rosse per vip...
Uno scorcio di una delle camere del nuovo hotel: la maxi doccia è separata dal letto da un vetro trasparente
Uno scorcio di una delle camere del nuovo hotel: la maxi doccia è separata dal letto da un vetro trasparente
La suite più ambita costa tremila dollari per notte ed è dotata di letti formato gigante, docce di gruppo e un palo d'acciaio per le esibizioni di una stripper. A San Diego, in California, ha aperto i battenti un hotel di lusso a luci rosse capace di far invidia a Hugh Hefner e alle sue ville con il marchio Playboy.Le attrazioni disponibili nelle 159 camere dello Ivy Hotel, costato 90 milioni di dollari, sono state descritte dal Los Angeles Times, secondo il quale anche chi è abituato agli eccessi di Hollywood o a quelli di Las Vegas rimarrà stupito dal sexy hotel di San Diego. La caratteristica principale dell'albergo è quella di puntare a una clientela di alto livello, con prezzi che partono da 450 dollari a notte.«Volevamo qualcosa un po' voyeuristico e un po' seducente», ha spiegato Michael Kelly, uno dei proprietari, definendo l'albergo «un parco giochi per adulti, sicuramente non a buon mercato». L'atmosfera erotica dell'Ivy Hotel è garantita, tra l'altro, da uno staff di 300 persone composto in parte da cameriere in miniabiti vertiginosi, scelte dopo un'accurata selezione dai manager dell'albergo.




...c'è chi può e chi non può.




from:corrieredellasera.it



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4 giugno 2007
Today.

Wake Up, Princess!

The Sleeping Beauty Marcelo Gomes and Veronika Part in American Ballet Theater’s version of the ballet,
presented to Tchaikovsky’s score at the Metropolitan Opera House.


from NYTIMES





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